L’ultimo film "Buen Camino" oggi ancora in sala non è un disastro. È molto peggio: è un prodotto che funziona troppo bene per permettersi di cambiare.
Negli ultimi anni ogni nuovo film di Checco Zalone viene presentato come un evento nazionale. Sale piene, titoli entusiasti, incassi garantiti. Ma cosa succede quando l’evento smette di essere necessario?
L’ultimo film di Checco Zalone non è un fallimento. Ed è proprio questo il problema.
Funziona. Incassa. Fa ridere il giusto. Ma lo fa come una macchina perfettamente oliata che percorre sempre lo stesso tragitto, evitando con cura qualsiasi deviazione che possa portare altrove. È cinema che non sbaglia mai perché non tenta mai nulla.
Quando la comicità era un atto di accusa
All’inizio Zalone era qualcosa di raro. Una maschera sgradevole ma rivelatrice, costruita per sabotare ogni tentativo di empatia. Il personaggio era ignorante, egoista, culturalmente povero — e la scrittura non correva a salvarlo.
La risata nasceva dall’imbarazzo, dalla distanza, dal riconoscimento scomodo. Ridevi di lui, e nel farlo capivi che non stavi osservando “un altro”, ma una versione appena più onesta di ciò che l’Italia riesce a essere quando non deve fare bella figura.
Il punto più alto resta per molti Sole a catinelle: una commedia popolare capace di lasciare addosso una patina amara. Lì la comicità nasceva dal disagio, non dalla battuta. E soprattutto c’era una parola che oggi manca: necessità.
Confronto: prima mordeva, oggi accarezza
I film iniziali
- Il personaggio era una denuncia ambulante, non una mascotte.
- La satira nasceva da situazioni e conflitti reali.
- La risata aveva un retrogusto di fastidio e riconoscimento.
- Il pubblico rideva spesso contro il protagonista.
L’ultimo film
- Il personaggio si auto-parodia e si auto-assolve.
- La provocazione è dosata e sterilizzata.
- I temi vengono citati più che esplorati.
- Il consenso è garantito, il rischio azzerato.
Il vero problema: non è ripetitivo, è intercambiabile
Il punto non è che l’ultimo Zalone assomigli ai precedenti. È che potrebbe scambiarsi con loro. Cambi titolo, ambientazione e due canzoni “furbe” e il risultato resta identico: un oggetto calibrato per non lasciare lividi.
Non c’è una scena che spiazzi davvero. Non c’è un personaggio secondario che viva oltre la gag. Non c’è una scelta narrativa che sembri necessaria. È cinema che si consuma mentre lo guardi: appena esci dalla sala, non resta quasi nulla da discutere.
Conclusione: il successo come anestetico
Checco Zalone oggi non è in crisi creativa. È in stasi. Ha trovato una formula che funziona e ha deciso di abitarla per sempre. Ma la comicità, quando smette di rischiare, smette anche di essere rilevante.
L’ultimo film non è brutto. È peggio: è irrilevante, perché potrebbe non esistere e nulla cambierebbe.
Voto: 4/10
Il talento c’è, ma viene usato soprattutto per non farsi male.
FAQ
Il nuovo film di Checco Zalone vale la pena?
È una commedia tecnicamente solida ma creativamente prevedibile.
È il peggior film di Zalone?
No. È semplicemente il meno necessario.
